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17.05.16 - PRIMA DI UNA INTENSA ESTATE
ovvero: assediati dagli Scacchi



Eccovi il diario di bordo dell'avventura scacchistica più eccitante di sempre: come partire da un Elo pari a 0 per raggiungere alfine (non importa quando) quota 2000. Riuscirà il nostro eroe a coronare quest'impresa dal sapore donchisciottesco? Rimanete aggrappati con tutte le vostre forze a questa rubrica e lo scoprirete. [SML]


di GUIDO "COACH" TEDOLDI
[email protected]




Scrivo questo capitolo dell’Operazione Tedoldi mentre molte cose sono in divenire, tra tornei ufficiali e non ufficiali in arrivo, corsi quasi alla fine ma che mi hanno impegnato in maniera inaspettata e manifestazioni promozionali cui partecipare.
Quando ho cominciato l’Operazione Tedoldi (ovvero:come può una schiappa quarantenne e senza talento cominciare quasi da zero e diventare Candidato Maestro?) pensavo sarebbe stata più o meno una goliardica passeggiata agonistica, punteggiata qua e là da tornei da affrontare con leggerezza e allenamenti non troppo assidui. Invece, con il passare degli anni, gli scacchi sono diventati una presenza sempre più assidua nelle mie giornate e l’aspetto agonistico è quasi passato su un piano secondario dell’attenzione rispetto al resto.
Nell’ultimo periodo, però, proprio sotto l’aspetto agonistico, qualche miglioramento c’è stato.
Il Campionato sociale classic 2016, disputato nella sede del Circolo Scacchistico Trevigliese tra il 10 febbraio e il 23 marzo scorsi, è stato quello in cui ho confermato il trend di miglioramento del mio gioco iniziato alla fine del 2015. Un ciclo di 14 partite ufficiali (7 al torneo Crespi di Milano del 4-8 dicembre, 5 al  campionato provinciale bergamasco del 23-31gennaio e 2 al Cis 48, campionato italiano a squadre, dell’11 e 12 marzo) in cui sono entrato con un elo di 1501 e sono uscito con 1538.
Al sociale classic, non valido per le variazioni elo, ho vinto 3 partite e perse altrettante, con una prestazione elo di 1586, 48 punti superiore. Ma al di là del mero risultato statistico, mi pare di aver salito qualche gradino sulla scala della presenza sulla scacchiera. Non tutti gli errori che ho fatto si sono dimostrati immediatamente mortali, come avveniva in precedenza, e anzi in un paio di occasioni sono riuscito a rimediare, e questo si è dimostrato più positivo rispetto alla mancata aderenza al progetto dell’Operazione Tedoldi: non perdere con chi ha più elo di me, vincere con chi ne ha meno.
In queste settimane sto disputando il torneo sociale di scacchi 960, uno dei lasciti del grande Bobby Fischer al nostro movimento (qualche informazione la potete trovare sulla homepage di questo sito web, TreviglioScacchi.com) e più avanti ci sarà il torneo sociale in modalità «basca», cioè con gli avversari che si sfidano su 2 scacchiere contemporaneamente, una da bianco e una da nero. Ciò servirà a preparare la stagione agonistica estiva, in cui prevedo almeno 4 tornei: San Pellegrino Terme (1ª edizione in una veste rinnovata) dal 30 giugno al 3 luglio, poi Bergamo dal 15 al 17 luglio, Crema e infine Liscate. In totale saranno 22 partite ufficiali, da cui sono fiducioso di uscire vivo e migliorato.

Per quanto riguarda i corsi, uno l’ho affrontato da allievo: quello di certificazione Snaq organizzato al Coni di Milano il 16 e 17 aprile scorsi. La Federazione Scacchistica Italiana, associata al Coni, intende rendere più frequenti a standardizzati questi incontri tra istruttori, così che potenziali allievi (di ogni età, dai bambini delle scuole elementari ai loro nonni, e di ogni provenienza, soprattutto europea ma non soltanto) imparino il nostro gioco più o meno alla stessa maniera da istruttori che veicolino gli stessi concetti.
Va detto che, di tutta quella standardizzazione, ancora se ne vede poca. Le metodologie sono in divenire e in più gli allievi hanno caratteristiche così diverse, a cominciare dalle loro motivazioni personali per continuare con la loro cultura, l’età, la disponibilità di tempo da dedicare agli scacchi, le ambizioni... e così varia è anche la tipologia degli istruttori, i quali, finora, hanno in pratica creato da sé le proprie competenze, facendo esperienza sul campo – che tutti quanti noi addetti ai lavori finiamo con il sembrare una allegra brigata di entusiasti.
E se, in queste condizioni, facessimo danni?
Se non riuscissimo a trasmettere agli allievi la passione per il nostro gioco?
Solo per fare un esempio tra i miei compagni di corso c’era Paolo Vezzosi, che è un Maestro Internazionale: siamo così diversi come competenze che le nostre lezioni, fatalmente, saranno diversissime. È un bene o un male?
In questa atmosfera culturale tante lezioni sono state interessanti, offrendo punti di vista a volte inaspettati.
L’istruttore Andrea Serpi ci ha messo per esempio di fronte al concetto di «errore ragionevole». Che già in partenza sembra un costrutto logico che non sta insieme, perché un errore per sua natura non è ragionevole e d’altra parte se una persona agisce ragionevolmente come può commettere errori? Inoltre, forse, bisogna fare attenzione al livello di gioco di cui stiamo parlando. Se una posizione capitasse in una partita tra spingilegno, il loro livello di comprensione sarebbe fatalmente superficiale e quindi commetterebbero errori a raffica (pensando di agire ragionevolmente, peraltro); se quella stessa posizione capitasse in una Caruana-Carlsen, il 99,9% dei commentatori non capirebbe le varianti scelte da quei due campioni per cui sarebbe poi difficile ricostruire dove e se sia stato commesso un errore (irragionevole se si considera la forza agonistica dei contendenti); se poi sulla stessa posizione si applicasse la forza bruta di un software scacchistico all’avanguardia fatto girare su un computer iperpotente... be’, magari qualche errore potrebbe ancora capitare, ma come si potrebbe capirlo?
Un’altra lezione interessante è stata quella si Ugo Monsellato, esperto di alimentazione applicata allo sport. Secondo lui non esiste un doping farmacologico applicabile agli scacchi, per il motivo che la componente mentale del gioco è preponderante su quella fisica e allo stato attuale delle conoscenze non ci sono sostanze chimiche (tranne nei mondi paralleli di certi telefilm) che diano garanzie di potenziare l’intelligenza – la quale peraltro di suo è un’entità assai vaga. Esiste però una possibile strategia alimentare che si basa sull’assunzione di certe tipologie di zuccheri in orari efficaci ai fini della prestazione mentale.
Gli zuccheri stanno al cervello come la benzina sta a un motore d’automobile, con la caratteristica che gli zuccheri medesimi possono arrivare rapidamente al cervello solo se digeriti. Ma il processo della digestione, purtroppo, comporta un importante lavoro cerebrale per essere effettuato. Cioè, una persona mangia, digerisce, e gli zuccheri diventano disponibili per l’utilizzo; ma per digerire occorre che il cervello si impegni, distogliendo attenzione da altri compiti. Quindi, durante una partita di torneo della durata magari di alcune ore, conviene alimentarsi... ma prima di disporre della nuova energia occorre che il cervello si concentri sulle funzioni interne, con ricadute negative sulle prestazioni mentali superiori.
La strategia suggerita da Monsellato è di fare un pasto sostanzioso circa 3 ore prima della partita, così che il cervello possa disporre degli zuccheri digeriti quando la partita inizia. In seguito, ogni circa 2 ore, occorre effettuare un «rabbocco» di zuccheri sia complessi (come quelli contenuti nell’amido della farina, sotto forma di pane e/o dolciumi) sia zuccheri semplici (come quelli contenuti nella frutta, nei succhi di frutta, nelle marmellate). In questo modo l’energia cerebrale impiegata a digerire non va a compromettere l’energia necessaria a giocare. Solo alla fine della partite diventa necessario ricostituire le riserve di zuccheri con un altro pasto completo.
E se le partite di un torneo dovessero essere due in un giorno?
La strategia alimentare migliore sarebbe: colazione abbondate 3 ore prima del gioco, rabbocchi ogni 2 ore con crostate di frutta e pane e marmellata, pranzo leggero ancora con crostata, altro rabbocco nella seconda partita, e a sera cena abbondante.

Ok, adesso che dispongo di certe cruciali informazioni, non mi resta che usarle per me e tentare di trasmetterle ai miei allievi dei corsi in cui sono istruttore, ovvero gli adulti dell’Università del tempo libero di Caravaggio e gli alunni delle elementari e medie dell’istituto dei Salesiani di Treviglio. Naturalmente dovrò trovare modi adeguati per le diverse tipologie di allievi, perché la coscienza di ciò che mangiamo è diversa a 8, 12 o 67 anni.
Ah, la dura vita del coach...


Caravaggio, Maggio 2016








Guido Tedoldi

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Pubblicato il: 2016-05-17 (304 letture)

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