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24.07.13 - IL TORNEO INTERNAZIONALE DI BERGAMO
e i finali che si vincono...



Eccovi il diario di bordo dell'avventura scacchistica più eccitante di sempre: come partire da un Elo pari a 0 per raggiungere alfine (non importa quando) quota 2000. Riuscirà il nostro eroe a coronare quest'impresa dal sapore donchisciottesco? Rimanete aggrappati con tutte le vostre forze a questa rubrica e lo scoprirete. [SML]


di GUIDO "COACH" TEDOLDI
[email protected]



Dal 19 al 21 luglio scorso ho disputato il miglior torneo, in termini di risultati, della mia carriera.
L’occasione era il 12° Torneo Open Internazionale di Bergamo, sezione Rising (quella riservata ai giocatori più deboli) e ho vinto 4 partite, ne ho pareggiata 1 e persa 1. Nella classifica finale sono arrivato nel gruppone di quelli tra il 3° e il 9° posto, effettivamente 8° per gli spareggi tecnici. Tutto ciò per una prestazione, calcolata dal sistema Vega di gestione del torneo (qui il link al sito web: http://raksy.dyndns.org/mato/bergamo2013/vega/www-c/index.html) di 1656 punti Elo, cioè 54 in più rispetto ai 1602 che la Fide mi accredita in questo periodo. Ma per lo strano incrocio di risultati che si sono verificati nel torneo (4 dei miei 6 avversari non avevano punteggio Fide) mi pare di aver capito che nella revisione del prossimo 1° agosto delle liste Elo Fide PERDERÒ dei punti, scendendo sotto la soglia dei 1600.
Niente di drammatico.
Il livello di gioco che mi pare di aver mostrato è migliore rispetto a quello che i parametri sono in grado di calcolare. Ma soprattutto, senza falsa modestia, quello che ho fatto sulla scacchiera in questi tre giorni somigliava a uno stile di gioco. Che non sono sicuro sia positivo, però in tante occasioni ha un suo perché.

Per esempio a Bergamo, delle 6 partite disputate, le 3 da bianco le ho vinte, mentre quelle da nero sono sfociate in 1 vittoria, 1 patta e 1 sconfitta. E questo mi pare un argomento decisivo a favore del mio trattamento delle aperture... sebbene Monsieur le Secrétaire insista nel dire che il mio modo di affrontare l’Inglese da bianco sia pericoloso quando non orrendo – e che per questo dovrei cambiare repertorio. Ma il mio modestissimo contributo alla teoria scacchistica, notoriamente (per me, perlomeno) è un’evoluzione del pensiero di Philidor: lui diceva che «i pedoni sono l’anima degli scacchi», io oso affermare che «il pedone “c” è l’anima degli scacchi». Per cui, quando gioco da bianco, inglese con c4 tutta la vita. E, quando gioco da nero, siciliana con c5.
Per quanto riguarda la durata, come numero di mosse una sola partita è terminata alla 50ª, quella che ho perso. Le altre sono terminate ben prima, anche quelle arrivate in finale – ben 4, di cui 3 con soli pedoni. E anche questa mi pare una palese dimostrazione che le mie partite, per come si sviluppano, non sono affatto «lente» sebbene proprio questa sia l’opinione di Federico Giallombardo, uno dei migliori analisti del Circolo Scacchistico Trevigliese. Secondo Federico la mia Inglese è talmente «slow» che fa abortire qualsiasi giocata prima della nascita e fa venire il latte alle ginocchia anche agli avversari più aggressivi. Quello che succede, invece, è che già prima della 20ª mossa è successo di tutto, dopodiché si entra in un finale da far tremare i polsi.

Venendo alle singole partite, quella d’esordio è stata con Luca Burini, ragazzino di 11 anni al secondo torneo della carriera e punteggio Elo di 1440. Ha affrontato la partita impressionato dalla mia categoria (2N) e tentando di infilarsi da nero nella difesa Ippopotamo codificata nei libri di Alessio De Santis. Alla 13ª mossa la posizione «slow» sembrava dargli ragione, e mi ha chiesto la patta. Devo dire che mi sono quasi emozionato, perché non mi è successo spesso che mi fosse chiesta la patta... di solito sono io quello con punteggio Elo inferiore che tenta di bloccare le iniziative dell’avversario sulla carta più forte. Ma mi pareva che nella posizione ci fossero delle risorse e ho continuato. E alla 26ª, quando ormai avevo 2 pezzi di vantaggio, ho realizzato un triplo di Cavallo a Torri e Donna che ha concluso la partita.
Poi siamo andati in sala analisi e qui Burini ha dimostrato di non essere uno sprovveduto. Tante cose non le aveva viste, ma su una manovra che non avevo effettuato perché pensavo producesse soltanto cambi alla pari, lui aveva notato uno scacco intermedio che invece mi avrebbe fatto guadagnare un pezzo e pedoni, esponendo il suo Re ad attacchi pericolosi...

La seconda partita è stata con Luca Ungaro Rosini, 17enne in decisa crescita qualitativa. L’ho persa e sono rimasto con parecchi dubbi sulla reale efficacia del mio gioco e delle mie scelte. Anche lui mi ha chiesto la patta, alla 23ª mossa, e io l’ho rifiutata perché pensavo di intravedere risorse; ma più andava avanti la partita e più mi rendevo conto che non avevo possibilità reali. Mi sono insomma infilato in un vicolo cieco e a ogni mossa la sua posizione migliorava mentre la mia degradava. Alla 50ª ho abbandonato e lui, per consolarmi, mi ha detto di non aver capito dove avesse vinto, ovvero da dove fosse scaturito il suo progressivo vantaggio. Io pensavo di averlo capito: avevamo pedoni pari, ma io in maggioranza sull’ala di Re, lui sull’ala di Donna. E io ho lasciato il mio Re dove avevo maggioranza invece di andare a sostenere l’altra parte, dove invece è arrivato il suo Re a combinare sfracelli. Nei prossimi giorni, più a freddo, farò lavorare il mio Critter 1.6a per verificare.
Nella serata post partita mi sono ritrovato in preda ai soliti dubbi, con la vociona interiore che mi accusava di essere «il solito pirla, che si infila in quelle posizioni senza valutarle bene e poi ci soffre sopra come, appunto, un pirla». Naturalmente poteva esserci un’altra spiegazione, e cioè che semplicemente Rosini fosse più forte di me. La classifica finale del torneo ha confermato tale impressione (lui si è piazzato al 4° posto, con gli stessi miei 4,5 punti ma con una prestazione di 1758 punti Elo, 102 più della mia) ma in quel momento non lo potevo sapere.
Mi ha appena consolato, sul momento, l'aver vinto la bottiglia di vino con il marchio di Dimitrije Vuckovic che a ogni turno veniva assegnata al giocatore più combattivo e allo stesso tempo più sportivo (cioè colui che finiva di giocare la partita più lunga come tempo del turno... perdendola) del torneo Rising. Penso che quella bottiglia la stapperemo prossimamente al Circolo di Treviglio, ripensando un po’ a come era bello quando Dimitrije era ancora con noi.

La terza partita l’ho giocata da bianco con Lorenzo Persico, ragazzino di 10 anni. Cioè, 9 e 3/4, come ha precisato lui. Lì sono uscito meglio dall’apertura, con 1 Pedone in più ma soprattutto 2 Pedoni centrali passati e in grado di sostenersi a vicenda. Inoltre avevo una qualità di vantaggio. In simili condizioni altri giocatori si sarebbero depressi, invece Persico ha pianificato di concentrare i suoi 2 Cavalli al centro per disturbare il mio Re scoperto e tentare di recuperare materiale. Non c’è riuscito e ha dovuto abbandonare, ma è stato bravo a provarci.

La quarta partita è stata una specie di rissa violentissima e divertentissima con Simone Minali, 16enne che ha concluso il torneo con 4,5 punti e 7° in classifica, quindi un posto avanti a me, ma con una prestazione di 1791 punti Elo, cioè 135 punti maggiore della mia. Il giudizio sulla violenza del gioco lo ha dato Gaddo Folcini, uno che di complicazioni tattiche se ne intende, mentre Stefano Ranfagni, CM da oltre 2000 punti Elo, non si è voluto esprimere sul finale nel quale ci siamo cacciati io e il mio avversario perché troppo complicato.
Alla fine io e Minali abbiamo pattato, avendo calcolato la stessa variante che sfociava in una promozione a Donna sia mia sia sua, con l’aggiunta di ulteriori complicazioni che non eravamo più in grado di gestire. Fabio Maffeis (sodale trevigliese e compagno d'avventure scacchistiche) ha tentato un’analisi seduta stante basata su un mio presunto vantaggio, e il giorno dopo (grazie alla consulenza gratuita fornita da Droidfish, software scacchistico per telefonino) ha sentenziato che ho in pratica buttato via mezzo punto perché ero in netto vantaggio.
Non so. Tra qualche mese, a mente fredda, proverò a riguardare la partita con Critter. Adesso (e ancora per un po’ di tempo) sono già contento di esserne uscito vivo.

La quinta partita, con Luca Attuati, è stata una specie di rivincita. Nel 2013 ci eravamo infatti già incontrati a gennaio, al Campionato provinciale bergamasco, e avevo commesso un errore terrificante che mi era costato la partita. In questa occasione invece, un paio di errorini, tra cui quello di cambiare le Torri in un finale in cui aveva 1 Pedone in meno, li ha commessi lui e quindi sono riuscito a prevalere.
Nonostante la sconfitta Attuati dovrebbe, alla fine di questo torneo, aver guadagnato i punti Elo sufficienti a conquistare la 3ª categoria Nazionale. In ogni caso si è guadagnato il premio intitolato a Dimitrije Vuckovic messo in palio dala Scacchistica Trevigliese per premiare il giocatore del torneo più sportivo e appassionato agli scacchi.

La sesta e ultima partita l’ho giocata con Maria Andolfatto, fresca reduce dal Campionato italiano under 12. Anche in questo caso la partita è sfociata in un finale di Torri e Pedoni che sono riuscito a risolvere cambiando l’ultima Torre sull’ultima traversa e con questo allontanando il suo Re dal centro mentre ci avvicinavo il mio – cosa che nell’equilibrio precario dei finali di Pedoni ha un peso di solito decisivo.
Sull’episodio Ranfagni ha fatto una previsione: non vincerò più con la Andolfatto, perché lei diventerà molto forte.
Non stento a crederci.
Io, prima o poi, porterò a compimento l’Operazione Tedoldi superando i 2000 punti Elo. Lei, probabilmente prima di me, entrerà nell’élite dello scacchismo femminile.




Caravaggio, Luglio 2013








Guido Tedoldi

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Pubblicato il: 2013-07-24 (589 letture)

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