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Pier Francesco Giambullari
il sonetto degli scacchi







Scrittore e poeta rinascimentale, nacque a Firenze nel 1495 e vi morì nel 1555. Godette il favore  dei Medici tra i quali Giovanni de’ Medici, figlio di Lorenzo il  Magnifico, salito al soglio pontificio col nome di Papa Leone X (lo scomunicatore di Lutero), da cui ebbe benefici ecclesiastici e protezione. Nel 1527 gli venne conferito il canonicato della Basilica di San Lorenzo in Firenze di cui fu custode e bibliotecario. Nel 1540 fu tra i fondatori dell'Accademia degli Umidi, nata sotto la spinta di alcuni giovani letterati fiorentini autodefinitisi "popolari" e, all'interno di questa, partecipò alle discussioni sulla letteratura e specialmente sulla lingua toscana la cui purezza si desiderava preservare. Giambullari collaborò attivamente con un’opera intitolata “Della lingua che si parla in Firenze” e poi “Il Gello”, opera che deve il nome all'amico Giovanni Battista Gelli, in cui tratta  dell'origine della lingua toscana. Dell’Accademia il Giambullari divenne  anche Censore e Console e per essa scrisse le Lezioni, che includevano le letture dantesche da lui tenute tra il 1541 e il 1548. In seguito, per volere di Cosimo de' Medici, l'Accademia degli Umidi mutò il nome in Accademia Fiorentina.

Oltre alle opere sopraccitate e ai “Canti carnascialeschi” composti in gioventù, la fama del Giambullari è legata soprattutto a una “Istoria dell'Europa”, che descrive gli avvenimenti dall'887 al 947 rimasta interrotta al settimo libro probabilmente a causa del decesso dell’autore. Nel 1820 la stamperia Magheri di Firenze, in occasione delle nozze tra due nobili fiorentini, pubblicò un volume intitolato “Saggio di Poesie di Pier Francesco Giambullari“ rimaste inedite per più di 200 anni dopo la sua morte tra le quali s’è trovato questo interessantissimo sonetto scacchistico.


Il sonetto degli scacchi

Simile è l’amor mio di scacchi al gioco,
Ov’i molti pensier scusano i fanti,
E i rocchi poi, che stan sovra i duo’ canti
L’opra, e la volontà san con che io gioco;

Dei Cavalier, che stan raro in un loco
Speranza è l’un, la morte degli amanti;
Gelosia l’altro, pien di angustie, e pianti,
Gli Alfier, tema, e desìo sembran non poco.

La Donna il piacer è, che tutto guida,
Il Re l’almo, che star debbe nascosto,
O scoprirsi non mai senza bel tratto.

Dice scacco il desire, alla cui sfida
Ho ben più volte una pedona opposto;
Ma la Donna, e ’l Caval poi lo fan matto.



[SAGGIO DI POESIE INEDITE DI
PIER FRANCESCO GIAMBVLLARl
PVBBLICATE PER LE FAVSTE NOZZE
DEL SIG. CAV. FRANCESCO ARRIGHI GIÀ* GRIFFOLI
COLLA NOBILE DONZELLA SIG, TERESA RICASOLI]


Treviglio, febbraio 2011








a cura di Nazario Menato

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Pubblicato il: 2011-03-05 (473 letture)

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