Sezioni
Tornei in Arrivo
Camp. Sociale
Tornei a Squadre
Cerca nel Sito



Attività in Sede

Chi siamo...
Esercitati con noi

Partite

Le Rubriche








Warning: preg_match() [function.preg-match]: No ending delimiter '/' found in /membri/treviglioscacchi/includes/counter.php on line 35

Warning: preg_match() [function.preg-match]: Unknown modifier '2' in /membri/treviglioscacchi/includes/counter.php on line 47
Sulla usata scacchiera...
gli scacchi di Gesualdo Bufalino








Scrittore e poeta siciliano, nacque a Comiso  nel 1920  e morì a Vittoria,  provincia di Ragusa, nel  1996. Bufalino si rivelò, dal punto di vista letterario, nel 1981, alla tenera età di 61 anni con il romanzo “Diceria dell'untore” , soprattutto grazie all'incoraggiamento
dello scrittore Leonardo Sciascia divenuto suo grande amico. Lo stesso anno in cui venne pubblicata, l'opera vinse il prestigioso Premio Campiello. Figlio di un fabbro con la passione della lettura, Gesualdo fin dall’infanzia trascorre ore ed ore nella piccola biblioteca paterna in cui diventa un vero e proprio divoratore di carta stampata. Questa sua sete inestinguibile di sapere sta alla base della sua vastissima cultura, della sua grande abilità linguistica, del suo famoso stile ricercato, da alcuni definito “anticheggiante”. La maggior parte della sua vita di insegnante liceale Bufalino la visse a Comiso, mantenendo un'esistenza ritirata e discreta. Oltre alla prosa, notevole fu anche la sua attività poetica e le traduzioni dal francese. Si cimentò con impegno più che dilettantistico in molti campi extra letterari come gli scacchi, gioco in cui pervenne all’abilità di maestro, e riuscì inoltre a coltivare a fondo altre passioni culturali  come il jazz, la musica classica, il cinema, il teatro. Trovò la morte in un drammatico incidente stradale il 14 giugno 1996 sulla strada tra Comiso e Vittoria. Proprio in quel periodo la passione per gli scacchi, mai sopita, stava riemergendo con intenti letterari stavolta, sulla sua scrivania infatti andava prendendo forma il suo ultimo romanzo intitolato "Shahmat (scaccomatto) - L’ultima partita di Capablanca" sulla vita dello scacchista cubano (3° campione del mondo dell’era moderna). Di quest’opera restano sfortunatamente solo due capitoli.

Nel progetto della «Diceria dell’untore», la cui gestazione durò circa
vent’anni, l’autore aveva pensato di premettere ai vari capitoli una poesia, ma l’idea venne scartata per motivi editoriali. Nelle edizioni più recenti però, queste poesie sono state ripresentate in appendice e fra di loro ce n’è una di genere scacchistico, s'intitola "Allegoria" e fa parte della raccolta "Asta Deserta" inclusa nel volume di poesie "L'amaro miele (1982)".


Sulla usata scacchiera

"Sulla usata scacchiera
enumeriamo i loschi personaggi,
gualdrappe a lutto, rocche senza tromba,
logori lindi scheletri di bosso,
unghia contr’unghia di sterile luce,
dove il sangue s’inerpica a squillare:
e tu, spettro monotono, mio re,
chiuso fra quattro lance
d’infallibili alfieri,
vestito di rosso broccato,
mio scabro Cristo chiodato, mio re,
in un angolo, matto come me."




La chiosa

L’usata scacchiera è la vita reale sulla quale giorno dopo giorno l’autore, come un antico scriba, elenca i colpi e le ferite (le fiondate e gli strali di una sorte avversa - Amleto) che gli vengono inferte dal destino ma anche da ladri, bastardi e assassini, da tutti coloro in sostanza  che cercano di rendere la vita difficile e “agra”. Questi malfattori, simili a consunti scheletri di legno, perpetrano i loro delitti con balenanti rasoiate che sprigionano scintille di luce spettrale mentre il sangue dei sopraffatti inorridisce, balza e urla per l’avvenuta e ricevuta ingiustizia. Magistrale, splendido, il verso che riassume questo momento: “…dove il sangue s’inerpica a squillare”. Il poeta guarda allora a se stesso, e si vede rinchiuso nella gabbia dei luoghi comuni, delle dicerie, delle usanze e delle maldicenze, (…quattro lance di infallibili alfieri) che come  leggi non scritte forniscono una effimera quanto coatta sicurezza ma che fanno di lui un fantasma sia dal punto di vista civile che sociale; cosicché identificandosi con Cristo presentato e ripresentato davanti a Pilato egli si rassegna, si dà per vinto, morto, cioè matto come è chiamato il re che soccombe nel gioco degli scacchi. Nel verso “vestito di rosso broccato” è palpabile tutta la struggente e dolorosa agonia del morituro vestito di una stoffa pregiata riservata ai monarchi, del colore della vita, della passione e del sangue. Penso che una tale interpretazione possa essere ritenuta valida anche alla luce della religiosità dell’autore, che esprime la sua presa di coscienza di fronte alla vicenda del Calvario in cui egli si sente assimilato a Cristo, suo re appunto.


Treviglio, Gennaio 2011








A cura di Nazario Menato

Copyright © by treviglioscacchi.com All Right Reserved.

Pubblicato il: 2011-02-11 (745 letture)

[ Indietro ]
Elo