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21.04.10 - La dura vita del coach
...e la promozione in Serie C



Eccovi il diario di bordo dell'avventura scacchistica più eccitante di sempre: come partire da un Elo pari a 0 per raggiungere alfine (non importa quando) quota 2000. Riuscirà il nostro eroe a coronare quest'impresa dal sapore donchisciottesco? Rimanete aggrappati con tutte le vostre forze a questa rubrica e lo scoprirete.
[SML]


di GUIDO TEDOLDI


Adesso è ufficiale: la squadra del mio Circolo, l’Aljechine Treviglio, ha ottenuto la promozione in Serie C. La partita decisiva si è disputata l’11 aprile scorso, quando sono stati ospiti nella nostra sede i giocatori della squadra Monza C. Abbiamo pareggiato, e fortunatamente nessuna delle altre squadre del nostro girone di serie Promozione Lombardia è stata in grado di raggiungerci in testa alla classifica (se l’avessero fatto, a parità di punteggio di squadra diventava decisiva la somma dei punteggi individuali, e noi ne avevamo meno rispetto agli avversari della Mongolfiera di Vimercate).

Scusate, ma in qualità di coach di Treviglio mi godo la soddisfazione.

Negli ultimi mesi non ho giocato granché, e la qualità del mio allenamento con il motore scacchistico IvanHoe non è stata elevata: lo dicono i risultati delle 2 tappe del campionato sociale 2009/10 cui ho preso parte: 3 punti su 7 nel "rapid" e 2/7 nel "classic", con un 14° posto nella classifica combinata che è decisamente inferiore rispetto alle attese.
Mi giustifico con l’impegno di coach, e con l’organizzazione del campionato sociale a tappe concepito per arrivare a giocare le partite classic, cioè a tempo lungo come è la cadenza in uso nel CIS, il campionato italiano a squadre, proprio nel periodo febbraio-aprile in cui si svolge il CIS stesso.
Quando l’ho concepita mi sembrava una buona strategia per portare i miei giocatori al massimo della forma in concomitanza con gli impegni decisivi, ma qualche patema alla fine c’è stato lo stesso (maggiori info sono sul sito web del Circolo Aljechine).

In sostanza, con l’Operazione Tedoldi sono arrivato a metà del guado. E mi vengono in mente le immortali parole del maestro Miyagi nel film «Karate Kid»: «Puoi stare sul marciapiede di destra, quello dove camminano le persone che non sanno, e va bene. Puoi stare sul marciapiede di sinistra, quello dove camminano le persone che sanno, e va bene. È quando sei in mezzo alla strada per attraversare che rischi di essere travolto dai Tir».
Dal punto di vista della mia abilità personale nel gioco, vedo che non sono più sul comodo marciapiede in cui ero. Quando incrocio i legnetti con principianti assoluti, li sconfiggo con facilità – segno che quello non è più il mio livello. D’altra parte quando incontro giocatori un po’ esperti, tendo a incassare legnate dolorose per l’autostima. E a volte mi pare che non ci sia, dall’altra parte della strada, un altro marciapiede sul quale approdare.
Dal punto di vista della mia capacità di coach, mi pare di avere idee non banali. E però, accidenti, delle volte sembra che non siano abbastanza buone.
Adesso, con il Circolo in serie C, le possibilità si ampliano, magari si può pensare di schierare nel prossimo Cis anche una squadra di formazione oltre che quella dei titolari. Forse si può pensare a partecipare anche al Trofeo Lombardia nella seconda parte di quest’anno. O forse questo manderebbe un po’ fuori giri i miei giocatori, e le botte che si prendono dai Tir qui in mezzo alla strada possono procurare fratture.
Dal punto di vista della mia capacità di insegnante, vedo che i ragazzi della scuola media dei Salesiani di Treviglio si divertono e imparano bene. Cioè, così sembra a me. Vedo che ci sono in giro altri insegnanti migliori. Spero di essere uno stimolo e non un limite per le loro giovani menti.

Quando ho cominciato questo percorso, nel 2006, pensavo che nella mia vita gli scacchi avrebbero assunto un ruolo maggiore... era logico, non potevo pensare di arrivare al compimento dell’Operazione Tedoldi senza giocare mai, né allenarmi. Ma adesso mi ritrovo un po’ sommerso.
E con la sensazione che non basti. Che non sono abbastanza capace, che i Tir che passano siano troppo grossi.
Però mica ho intenzione di smettere. È troppo divertente...


Caravaggio, Aprile 2010








Guido Tedoldi

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Pubblicato il: 2010-04-23 (465 letture)

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