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Charles Simic poeta e scacchista
“Sono cresciuto curvo sulla scacchiera”





Charles Simic (vero nome Dušan Simić) è un poeta statunitense di origine serba. E’ nato nel 1938 a Belgrado dove ha avuto un’infanzia molto difficile; l'essere cresciuto in un Paese lacerato dalla seconda guerra mondiale ha influenzato notevolmente la sua visione del mondo. In un'intervista ebbe a dire:” Sono ancora stupito di tutta la viltà e stupidità a cui ho assistito durante la mia vita." Nel 1954, insieme alla madre e al fratello, raggiunge il padre precedentemente emigrato negli Stati Uniti. Per meglio identificarsi con la sua nuova patria, anglicizza il suo nome in Charles e modifica il suo cognome (togliendo la ć finale). La famiglia vive a Chicago e nelle sue immediate vicinanze fino al 1958. Nel 1966, pur lavorando di notte per mantenersi agli studi, riesce a laurearsi alla New York University. Simic, attualmente, è professore emerito di Letteratura americana e scrittura creativa all'Università del New Hampshire. Tra le altre cose scrive, con competenza, di jazz, arte, filosofia… e scacchi!
La sua fama di poeta inizia a delinearsi nella prima metà degli anni settanta del 900, quando si fa notare come uno scrittore dallo stile minimalista, che scriveva poesie in prosa nitide e immaginifiche. La critica si è spesso riferita alle sue poesie come "strettamente costruite come scatole cinesi". Simic stesso ha detto del suo scrivere: "Le parole fanno l'amore sulla pagina come mosche nella calura estiva e il poeta non  è altro che uno spettatore stupefatto." L'affermazione richiama la sua filosofia, secondo cui la vera arte deve trascendere ed essere più grande del suo creatore.
Le sue prime poesie vengono pubblicate nel 1959 quando ha 21 anni. Da allora ha pubblicato più di 60 libri
sia negli USA che all’estero, tra i quali si contano almeno 20 volumi di poesia. Con “The World Doesn't End” (il Mondo non finisce), un volume di poesie in prosa, ha vinto nel 1990 il premio Pulitzer per la Poesia. Simic ha anche lavorato a diverse traduzioni di poesia dal francese e inoltre dal serbo, dal croato, dal macedone e dallo sloveno, tutte lingue di Paesi che facevano parte della ex-Jugoslavia (il paese in cui Simic crebbe). Numerosi sono i premi e i riconoscimenti ottenuti in carriera. Tra gli altri va certamente ricordata la nomina a 15° Poeta Laureato e Consulente di Poesia presso la Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti (biennio 2007-2008) con la motivazione: "per la qualità piuttosto sorprendente e originale della sua poesia." Nel discorso di ringraziamento ha detto:“ Sono profondamente commosso, onorato e stupito per questo riconoscimento, se si considera che io sono un immigrato e che fino all’età di 15 anni non parlavo nemmeno inglese"! Come molti jugoslavi e slavi in generale, Simic già da bambino giocava a scacchi. Non sorprende quindi che abbia scritto poesie a tema scacchistico. Invitato ad un programma del canale televisivo ABC News ha recitato Prodigy (che qui riportiamo), una tipica composizione in prosa che fa rivivere icasticamente la sua traumatica infanzia: un ragazzo che  impara a giocare a scacchi con pezzi di fortuna mentre intorno a lui, imperversa la guerra più pazza e spietata.


PRODIGY
by Charles Simic

I grew up bent over
a chessboard
I loved the word endgame.
All my cousins looked worried.
It was a small house
near a Roman graveyard.
Planes and tanks
shook its windowpanes.
A retired professor of astronomy
taught me how to play.
That must have been in 1944.
In the set we were using,
the paint had almost chipped off
the black pieces.
The white King was missing    
and had to be substituted for.    
I'm told but do not believe
that that summer I witnessed    
men hung from telephone poles.
I remember my mother
blindfolding me a lot.    
She had a way of tucking my head
suddenly under her overcoat.
In chess, too, the professor told me,
the masters play blindfolded,
the great ones on several boards
at the same time.

["Prodigy" from Charles Simic: Selected Early Poems, 1999]



PRODIGIO
di Charles Simic

Sono cresciuto
curvo sopra una scacchiera,
mi piaceva la parola: finale.
Tutti i miei cugini sembravano preoccupati
Stavo in una casupola
vicina a una necropoli romana
Aerei e carri armati
scuotevano i vetri delle finestre.
Il gioco me lo insegnò un professore
di astronomia in pensione
doveva essere il 1944.
I pezzi da gioco che usavamo,
parlo di quelli neri
erano ormai quasi del tutto scoloriti.
il Re bianco s’era perso
e ogni volta bisognava rimpiazzarlo.
Mi si dice, ma non lo credo
che durante quell’estate avrei visto
uomini appesi ai pali del telefono.
Ricordo che mia madre
mi bendava spesso gli occhi.
Aveva un modo speciale ed improvviso
di infilare la mia testa sotto il suo soprabito
Anche a scacchi, mi diceva il professore,
i Maestri giocano bendati
i più bravi addirittura su diverse scacchiere
contemporaneamente!

[“Prodigio” di Charles Simic da “Prime Poesie scelte”, 1999]


Traduzione di Nazario Menato


Treviglio, Luglio 2010








A cura di NAZARIO MENATO

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Pubblicato il: 2010-04-16 (1258 letture)

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