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Il Poema CAISSA di William Jones
Nascita di un mito





William Jones (Londra, 1746 – Calcutta, 1794) è stato un filologo, orientalista e magistrato britannico, tra i primi studiosi di lingua sanscrita e precursore dell'indoeuropeistica, una branca della glottologia che studia l’origine e l’evoluzione delle lingue indoeuropee. Figlio dell'omonimo matematico, fin dall'infanzia mostrò un'eccezionale propensione all'apprendimento delle lingue, tanto da comporre, appena diciassettenne nel 1763, un poema in esametri latini denominato Caissa (di cui fornì posteriormente una traduzione inglese sempre in versi). Conosceva infatti fin da giovane il greco, il latino, il persiano, l'arabo e possedeva alcune basi del cinese. Alla fine della sua vita ebbe la padronanza di 13 lingue e una buona conoscenza di altre 28. Laureato all'University College di Oxford nel 1768, si dedicò all'orientalistica, disciplina alla quale contribuì con numerosi saggi. Nel 1770 intraprese studi giuridici, per dedicarsi quindi alla magistratura: prima in Galles poi, a partire dal 1783, al Tribunale supremo di Calcutta. Nella città indiana approfondì i suoi studi sulle lingue e sulle culture del subcontinente, scrivendo numerosi saggi fondamentali su di esse.


Caissa è un personaggio letterario raffigurato come patrona e musa ispiratrice del gioco degli scacchi. Il mito moderno del nome Caissa ebbe origine nel 1763 quando lo scrittore inglese Sir William Jones, pubblicò un poema  denominato appunto Caissa. Nell'opera, il dio della guerra Marte è innamorato della driade (ninfa degli alberi) Caissa, dalla quale  però è inizialmente respinto. Per conquistarla Marte chiede aiuto al patrono degli sport Eufrone, fratello di Afrodite, che inventa il gioco degli scacchi e gliene fa dono.
Nonostante il poema, col passare del tempo, sia stato quasi completamente dimenticato, la figura di Caissa è diventata talmente popolare fra gli scacchisti di tutto il mondo, che elencare tutte le attività riguardanti gli scacchi (romanzi, racconti, poesie, siti Internet ecc…) che hanno fatto e fanno uso a vario titolo del nome di Caissa è praticamente impossibile. Fra le molte locuzioni in cui appare questo nome citiamo: ”essere stato aiutato da Caissa” (aver avuto fortuna), “il giudizio definitivo giace in grembo a Caissa” (per posizioni o situazioni complicate, di difficile valutazione), “giocare ispirato da Caissa“.
 E’ opportuno precisare però che per la sua opera William Jones prese spunto dal precedente poema in latino di 658 esametri virgiliani dell’umanista cremonese Marco Girolamo Vida  (1490-1566), Vescovo di Alba, intitolato Scacchia Ludus  (cioè: il gioco di Scacchia, tradotto in italiano col titolo: Scaccheide) pubblicato nel 1527 nel quale viene descritto lo svolgimento di una partita a scacchi tra Apollo e Mercurio in presenza degli altri dèi.



Ecco l’incipit del poema di William Jones nell'originale inglese e nella traduzione italiana:


Of armies on the chequer'd field array'd,
And guiltless war in pleasing form display'd;
When two bold kings contend with vain alarms,
In ivory this, and that in ebon arms;

Sing, sportive maids, that haunt the sacred hill
Of Pindus, and the fam'd Pierian rill.
Thou, joy of all below, and all above,
Mild Venus, queen of laughter, queen of love;

Leave thy bright island, where on many a rose
And many a pink thy blooming train repose:
Assist me, goddess! since a lovely pair
Command my song, like thee devinely fair.

Di schiere sul quadrettato campo dispiegate
per incruenta guerra con eleganza opposte
allorché due baldi re con vane grida lottano
paludati d’avorio l’uno e d’ebano quell’altro

cantate, ginniche fanciulle che ‘l sacro Pindo
frequentate ed il ruscello alle Pieridi sì caro
Tu gioia dei mortali e degli dèi superni
tenera Venere regina del gaudio e dell’amore

lascia l’isola radiosa ove tra mille rose, rosa
il tuo rifiorente strascico si posa
assistimi o dea poiché una leggiadra rima
comanda la mia canzone, come te divina


E questi sono i versi con i quali Jones descrive l’invenzione degli scacchi:

     
He fram'd a tablet of celestial mold,
Inlay'd with squares of silver and of gold;
Then of two metals form'd the warlike band,
That here compact in show of battle stand;
He taught the rules that guide the pensive game,
And call'd it Caissa from the dryad's name:
(Whence Albion's sons, who most its praise confess,
Approv'd the play, and nam'd it thoughtful Chess.)

Una tavola creò di celestial sostanza
ove quadrati intarsiò d’oro e d’argento,
con pregiati metalli due schiere bellicose
forgiò e dispose in formazion di pugna;
le regole insegnò del riflessivo  gioco
e lo chiamò Caissa, il nome della driade
ed ai figli d’Albion che sue tessono le lodi
fu ben accetto e scacchi denominato.


[Traduzione dall'inglese di Nazario Menato]


Treviglio, marzo 2010








A cura di Nazario Menato

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Pubblicato il: 2010-03-10 (1034 letture)

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