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Gli scacchi di Jorge Luis Borges
Due sonetti in una nuova traduzione



«Sono cieco e ignorante, ma intuisco che molte sono le strade.»

[Jorge Luis Borges]





Jorge Francisco Isidoro Luis Borges Acevedo (nome completo) nacque il 24 agosto 1899 a Buenos Aires, Argentina, da una famiglia colta e benestante, e morì in Svizzera, a Ginevra, il 14 giugno 1986. Scrittore, poeta, saggista è ritenuto uno dei più importanti e influenti autori del XX secolo. Il padre, Jorge Guillermo Borges, avvocato e insegnante di psicologia, era di ascendenza per metà spagnola e per metà inglese. In casa Borges si parlavano entrambe queste lingue e già all’età di 12 anni Jorge Luis leggeva Shakesperare in originale. Nel 1914, a causa di un’infermità agli occhi, il padre, per farsi curare, si trasferì a Ginevra con tutta la famiglia. I viaggi compiuti in Europa dal 1914 al 1921 costituiscono un’esperienza imprescindibile per la formazione culturale del giovane Borges.
Come narratore e poeta egli è famoso sia per i suoi racconti fantastici, in cui ha saputo coniugare idee filosofiche e metafisiche con i classici temi del fantastico, sia per l’ampia produzione poetica i cui temi ricorrenti sono: il labirinto, il sogno, i libri misteriosi, le biblioteche, i miti nordici, l'infinito, gli scacchi.  
Borges ha lasciato la sua grande eredità in tutti i campi della cultura moderna, e molti sono gli autori che si sono ispirati alle sue opere, come ad esempio gli scrittori  Julio Cortázar, Italo Calvino, Osvaldo Soriano, Leonardo Sciascia, Philip K. Dick, Gene Wolfe. Umberto Eco, nel romanzo Il nome della rosa dà il nome di Jorge da Burgos a uno dei protagonisti, che aveva vanamente aspirato alla carica di bibliotecario del convento, chiarendo poi (nelle "postille") che il nome va riferito esplicitamente a Borges. Egli ha influenzato anche autori di fumetti come Alan Moore e Grant Morrison, cantautori come Francesco Guccini, Roberto Vecchioni e Elvis Costello e artisti come Luigi Serafini, autore del Codex Seraphinianus. Nonostante fosse il favorito d'obbligo di ogni edizione del Premio Nobel per la Letteratura, dagli anni Cinquanta in poi fino alla sua morte, l'Accademia di Stoccolma non lo premiò mai, preferendogli di volta in volta autori meno conosciuti e meno popolari. Secondo insistenti voci la ragione va ricercata nelle sue idee politiche; non gli perdonavano infatti le simpatie conservatrici, le idee tradizionali, filo-occidentali e l'atteggiamento refrattario a manifestazioni folcloristiche. Si narra che prima di partire per un viaggio in Cile, su invito del generale Pinochet, per un giro di conferenze e per ritirare una delle 23 lauree Honoris causa di cui fu insignito nella sua vita, venne avvisato del conferimento quasi sicuro del Nobel se avesse rinunciato a quel viaggio. Rispose che allora era un'ottima idea partire. Celebre invece la sua antipatia viscerale per Peron e il suo movimento, cui si devono anche l'incarcerazione della madre e della sorella durante la dittatura. Diverse tappe della sua carriera pubblica sono segnate dal conflitto col peronismo.
Dal volume "L'artefice" (El Hacedòr), edito in Italia da Rizzoli nel 1963, presentiamo due sonetti in una nuova e inedita traduzione.



AJEDREZ

I

En su grave rincón, los jugadores
rigen las lentas piezas. El tablero
los demora hasta el alba en su severo
àmbito en que se odian dos colores.
Adentro irradian mágicos rigores
las formas: torre homérica, ligero
Caballo, armada reina, rey postrero,
Oblicuo alfil y peones agresores.

Cuando los jugadores se hayan ido,
Cuando el tiempo los haya consumido,
Ciertamente no habrá cesado el rito.

En el Oriente se encendió esta guerra
Cuyo anfiteatro es hoy toda la tierra.
Como el otro, este juego es infinito.

II

Tenue rey, sesgo alfil, encarnizada
Reina, torre directa y peón ladino
Sobre lo negro y blanco del camino
Buscan y libran su batalla armada.

No saben que la mano señalada
Del jugador gobierna su destino,
No saben que un rigor adamantino
Sujeta su albedrío y su jornada.

También el jugador es prisionero
(La sentencia es de Omar) * de otro tablero
De negras noches y blancos días.

Dios mueve al jugador, y este, la pieza.
¿Qué dios detrás de Dios la trama empieza
De polvo y tiempo y sueño y agonías?



SCACCHI  

I

In un recinto arcano i giocatori
muovono i lenti pezzi, la scacchiera
li avvince fino all’alba ed assevera
l’odio mortal che colma i due colori

Sprigionano un magico alone
l’eburnea torre, il cavallo prono
la donna catafratta, re in trono
l’obliquo alfier e l’aggressor pedone

Anche quando da tempo avran finito
e scomparsi saranno i giocatori
continuerà perenne questo rito

Fu in oriente che s’appiccò il fuoco
ed ora avvampa sulla terra tutta
come l’altro, è infinito questo gioco.

II

L’esile Re , il diagonale Alfiere
lo scaltro Pedòn, la Dama spietata
la salda Torre, alla lotta armata
corrono sulle case bianche e nere

Non sanno che la man del giocatore
che li guida, governa anche il destino
non sanno che un rigore adamantino
del tempo e libertà è reggitore   

Perfino il giocatore è prigioniero
l’afferma Omàr,1 di una scacchiera altra
di giorni e notti privi di nocchiero

Dio muove il giocatore e questi il pezzo.   
ma dietro Dio qual altro dio la trama
di vita e morte ad ordire è avvezzo?

(traduzione in versi di Nazario Menato)


* Omàr Khayyàm. (1048-1131) Astronomo, Matematico e Poeta persiano del XII secolo.
Ha lasciato versi di grande semplicità e bellezza in cui paragona la vita al gioco degli scacchi.


Treviglio, Gennaio 2010








Nazario Menato

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Pubblicato il: 2010-01-24 (1172 letture)

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