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INTRODUZIONE: Questo è il tempio delle Muse
Il sancta santorum del Verso, il Sacro Recinto della Poesia



Qui confluiranno, saranno benvenute e custodite “magna cum veneratione”, tutte le composizioni di Poeti e verseggiatori che trattano o si riferiscono al tema degli scacchi. Lo scopo di questa
sezione è quello di rintracciare, trovare, mettere in evidenza, portare alla ribalta insomma, la produzione poetica scacchistica presente e passata sia in Italiano che in lingua straniera originale o tradotta. Un genere di Poesia che raramente si trova nelle antologie o nelle monografie, poiché, a causa del tema che illustra, è ritenuta di scarso
interesse. Non è un impegno da poco; invitiamo pertanto tutti gli amanti degli Scacchi e della Poesia, verseggiatori o semplici cultori di Calliope, Erato, Euterpe, le Muse rispettivamente di Poesia epica, amorosa e lirica a collaborare. Chi poi volesse contribuire anche con proprie composizioni può farlo, fermo restando, che ognuno sarà responsabile in proprio dell’eventuale ludibrio che gli potrà derivare dall’aver presentato una ciufeca.


di NAZARIO MENATO

Ed ora il titolo. Perché mai: l’Oasi della Poesia? Ma è lapalissiano, oserei dire apodittico. Basta rifarsi al significato della parola stessa, alla sua etimologia, a tutto ciò che richiama nella mente quando la pronunciamo per capire. Se pensiamo a: deserto, sabbia infuocata, cammelli, miraggi, palmizi, subito pensiamo anche all’oasi, un luogo dove c’è acqua, ombra,  frescura, e l’agognato riposo! Cosa vogliamo di più? Un lucano? No! Poesia vogliamo, Poesia che canti gli Scacchi, che ce li faccia godere anche nella dimensione artistico-letteraria oltre a quella agonistica. Ma come fare per stabilire un nesso tra Scacchi e Poesia? Chi può fornirci una definizione così ardua? una formulazione che stabilisca in modo chiaro ed inconfutabile la stretta attinenza esistente tra queste due arti? (poiché tali sono entrambi, sebbene qualcuno consideri ancora gli scacchi solo un gioco)  In casi del genere, si dice, bisognerebbe rivolgersi a qualche Santo. Ebbene non un Santo abbiamo trovato (ché troppa grazia sarebbe) ma qualcuno che comunque con i santi aveva a che fare, perché si tratta di un ecclesiastico, vale a dire Don Pietro Carrera da Militello (CT) vissuto in un periodo (1573–1647) in cui gli scacchi andavano per la maggiore in Italia; oltre che sacerdote egli fu anche scrittore e insigne divulgatore del gioco. Nel 1617 pubblicò la sua opera più famosa, “Il gioco de gli scacchi diviso in otto libri”, in cui erano esposti vari argomenti, tra cui le origini del gioco, le aperture, i finali, i "partiti" ossia i problemi e gli scacchi alla cieca. Egli ci viene incontro con una enunciazione sul nesso che cercavamo assolutamente bella e convincente. La riportiamo nel brano che segue a riprova di quanto asserito: […“ la superiorità dell’ingegno, la cui vivezza, io credo, specialmente si conosca in due professioni: nella Poesia e nel gioco de gli scacchi, perché l’anima di essi è l’invenzione, la quale quanto più bella e acuta si scorge, tanto maggiormente fa più degno il Poeta e il giocatore; perciò la Poesia e il gioco de gli Scacchi molto fra loro si somigliano; se il corpo della Poesia sono i versi, o più tosto le parole, che partoriscono l’invenzione, gli Scacchi e la loro disposizione costituiranno il corpo del gioco, da’ quali nascono i tratti (le mosse). Il poetare e ‘l sapere del gioco, sono ugualmente dono della natura, le quali virtù non possono acquistarsi perfettamente co’ libri senza la naturale inclinazione.”]
E dopo un simile prologo sotto quale protezione mettersi per iniziare l’impresa cui ci apprestiamo, oltre a quella obbligatoria di Caissa, la patrona degli scacchi? Ma ovviamente chiamando in nostro soccorso un Poeta, anzi IL POETA per antonomasia, il quale non ha disdegnato citare gli Scacchi nel sua Commedia. Nel  Paradiso infatti, canto XXVIII, ai versi 91-93 si legge:

                91   L’incendio suo seguiva ogni scintilla
                92   ed eran tante, che ‘l numero loro
                93   più che ‘l doppiar delli scacchi s’inmilla

Una traduzione urge, una spiegazione della terzina s’impone, non disgiunta da una collocazione spazio-temporale. Dopo essersi purgato, come si sa, attraversando Inferno e Purgatorio, Dante è finalmente degno di entrare in Paradiso; ora si trova precisamente nel nono cielo dove Beatrice gli spiega le relazioni tra Dio, i cori angelici e le sfere celesti. Quando Beatrice cessa di parlare, i nove cori angelici iniziano a pulsare, a sfavillare come una ferrigna colata incandescente che scoppietta e sprigiona scintille. Ogni scintilla è un angelo che segue il moto del proprio cerchio infuocato (91) e sono talmente tanti gli angeli-scintille che il loro numero (92) ascende ad una cifra di molte migliaia superiore a quella ottenuta raddoppiando una dopo l’altra tutte le caselle degli scacchi (93). Qui Dante allude alla famosa leggenda di Sissa il bramino, presunto inventore del gioco, al quale il Marajah aveva promesso come compenso, un chicco di riso (o di grano) da raddoppiarsi per ogni casella della scacchiera e il cui numero finale è assolutamente iperbolico, leggere adagio per credere:
esattamente 2 elevato alla 65-1 cioè 18.446.744.073.709.551.615  in lettere: 18 quintilioni 446 quadrilioni, 744 trilioni, 73 miliardi, 709 milioni, 551 mila 615 chicchi, una quantità, a detta di agronomi esperti, sufficiente a seminare l’intero pianeta per 76 anni consecutivi.

Con il viatico del divino Poeta ci apprestiamo a proseguire sicuri nel nostro cammino come già fece lui invocando Virgilio. Scendiamo dunque dall’Empireo per ritrovare la nostra condizione di comuni mortali, tanto comuni, oltreché mortali, da aver bisogno di un prologo, una prefazione che spieghi e definisca in modo chiaro e succinto il contesto di cui vogliamo parlare e trattare, necessitiamo cioè di una:

Definizione della Poesia

Definire la Poesia in modo chiaro e possibilmente succinto non è né facile né breve. Una discussione sull’Arte in genere, coinvolge poi sempre l’etica, l’estetica, la filosofia insomma, cosicché se non si è ben ferrati si possono rimediare solo pessime figure. Azzarderei che in generale: l’Arte è ispirazione, ovvero l'azzeccata sintonizzazione del proprio sensibilità sulle frequenze dell’emozione, della percezione, dell’intuizione. Una definizione sommamente soggettiva ne convengo che potrei però perfezionare come segue: la Poesia come qualsiasi altra manifestazione artistica, è una espressione profonda e misteriosa dell’animo umano, che non tutti riescono a sviluppare, a far emergere, a portare alla luce;  essa nasce nei suoi recessi più profondi, è autonoma nello scaturire come un pensiero che si forma nella mente; e nella stessa misura in cui alla base della formulazione del pensiero c'è l'intelligenza , alla base dell'ispirazione artistica c'è tutto il pathos del suo autore, ossia la sua sensibilità, la sua tensione  spirituale , la sua carica emotiva. In aggiunta penso che : la Poesia è un atteggiamento, un modo di confrontarsi, una elaborazione personale  di  tutto ciò che ci circonda (il reale), si pensa (l'astratto), si sogna (l'onirico).

Ciò detto, ribadisco che certe definizioni è bene le diano solo i veri Artisti, i Poeti affermati, quelli con la P maiuscola intendo, i cosiddetti Poeti laureati, tali erano perlomeno coloro che nei secoli andati venivano incoronati con un serto di alloro in Campidoglio, oppure i laureati dei giorni nostri ossia quelli ai quali, dal 1901, viene conferito il premio Nobel. A questo proposito mi sovvengono i versi del primo Montale quando egli, non ancora laureato  (il Nobel lo ricevette infatti solo nel 1975), così recitava nella sua poesia  “I limoni “

                                               “ Ascoltami, i poeti laureati
                                                 si muovono soltanto tra le piante
                                                 dai nomi poco usati: bossi, ligustri, acànti
                                                 io per me amo le strade che riescono agli erbosi
                                                 fossi, dove in pozzanghere mezzo seccate
                                                 agguantano i ragazzi qualche anguilla;
                                                 le viuzze che seguono i ciglioni
                                                 discendono tra i ciuffi delle canne
                                                 mettono negli orti tra gli alberi dei limoni “

Ecco, io mi conformo a questo Montale per quanto riguarda il sentire poetico e cioè un sentire semplice, spontaneo, chiaro, dosato. Dice Donatella Bisutti nel suo bellissimo libro “La Poesia salva la vita” edito qualche anno fa, per i tipi di Mondadori, che la Poesia : “è  come un paio di occhiali che ci infiliamo per vedere meglio o per vedere quello che di solito non vediamo, in altre parole la Poesia ci insegna a vedere il mondo con occhi diversi”.
La Poesia sta all’anima come il cibo sta al corpo.  E se è vero come è vero che l’uomo è un impasto di carne e afflato divino, allora esattamente come il corpo anche l’anima, lo spirito, deve essere sostentato e nutrito. E di cosa si nutre l’anima se non di Arte? e che cos'è l'Arte se non Poesia, Prosa, Pittura, Scultura, Musica, Teatro, Danza ecc?
Ricapitolando la Poesia non è solo ispirazione, sensibilità, desiderio di esprimersi ma molto, molto di più, la Poesia è:

Poesia è:

 disse il Poeta: devo cantarti,
 sei la mia vita, la mia vocazione
 rispose la Musa: voglio ispirarti,
 sei la mia voce, la mia consolazione

poesia  è una luce adamantina
    è una fonte cristallina
    è il fluire di un ruscello
    è un simpatico monello
    è il volo di un gabbiano
     è una mano nella mano

poesia  è un pianto che volge al riso
     è una lacrima sul tuo viso
     è San Martino che taglia il manto
    è l’onesto che non mena vanto
    è un uomo che mai s’è arreso
    è un canto libero, disteso
      
poesia  è un fiore chiamato rosa           
     è una cerbiatta vanitosa
    è una notte limpida, stellata
     è una fiaba sàpida, incantata
     è una musica per concerto
    è un miraggio nel deserto

poesia  è un mare tumultuoso
    è un albero frondoso
    è un trillo d’usignolo
    è un bimbo che piange solo
    è una carezza della mamma
    è una pira che s’infiamma

poesia  è un lavacro che deterge
    è un delfino che s’immerge
    è un atto di premura
    è la fede che rassicura
    è realtà tinta di sogno
    è soccorso nel bisogno

poesia  è l’aurora che il giorno svela
    è l’occàso che la notte cela
    è la lotta per la giustizia
    è libertà dalla sevizia    
    è ponderare, filosofare
    è sapere al mondo stare

 poesia è un bacio, poesia è l’amore
 poesia è impeto,  poesia è furore
 poesia è soffrire, poesia è perdono
 poesia è preghiera, poesia è un dono
 poesia è il vento, poesia è il mare
 poesia è agire, poesia è pensare

 la poesia avvince, la poesia unisce
 la poesia rimedia, la poesia supplisce
 la poesia onora,  la poesia stima
 la poesia eleva, la poesia sublima
 la poesia ristora,  la poesia disseta
 la poesia rincuora,  la poesia acquieta
 
 la poesia è il pozzo dell’umano scibile
 la poesia è l’universo tutto inesauribile


Treviglio, 31 dicembre 2009








Nazario Menato

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Pubblicato il: 2009-10-06 (758 letture)

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