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31.05.08 - Due giorni al Centro Commerciale
Osservazioni e riflessioni



Eccovi il diario di bordo dell'avventura scacchistica più eccitante di sempre: come partire da un Elo pari a 0 per raggiungere alfine (non importa quando) quota 2000. Riuscirà il nostro eroe a coronare quest'impresa dal sapore donchisciottesco? Rimanete aggrappati con tutte le vostre forze a questa rubrica e lo scoprirete. [SML]


di GUIDO TEDOLDI

Venerdì 23 e sabato 24 maggio l'Operazione Tedoldi ha avuto una propaggine promozionale. Ho organizzato una dimostrazione pubblica di scacchi al Centro commerciale di Caravaggio, che ho intitolato «Simultanea a staffetta».
L'intento era di avvicinare al nostro gioco persone che di solito non lo frequentano, ma quel che è successo non è stato esattamente ciò che mi aspettavo. Quel che si è verificato, in effetti, è stato qualcos'altro rispetto a una simultanea, da cui tuttavia mi pare di poter trarre alcune osservazioni di tipo sociologico sullo stato degli scacchi – oggi, in Italia.
La prima osservazione è che non si è trattato di una «simultanea».
Con questo termine negli scacchi si indica la serie di partite che, in contemporanea, un giocatore di livello disputa contro numerosi avversari. Nel Guinnes dei primati è riportato il record mondiale di uno scacchista francese che ha giocato oltre 600 partite in svariati giorni, ma più spesso questi eventi si tengono in poche ore su alcune decine di scacchiere.
Nel 2007, il 10 giugno, come corollario all'annuale torneo di Lodi si tenne la simultanea tra il gran maestro ucraino Sergey Karjakin e 100 altri giocatori. Per la verità Karjakin, non ha fatto tutto da solo, con lui c'erano anche i fratelli Rombaldoni. Fu l'occasione per vedere all'opera alcuni dei giovani più promettenti dello scacchismo contemporaneo, perché l'ucraino ha 18 anni ed è diventato gran maestro a 12, mentre i Rombaldoni, in particolare Axel e Denis, ancora da minorenni hanno già fatto onde nei campionati nazionali.
Al Centro commerciale di Caravaggio non avevo invitato campioni. L'idea era di far fare una pausa alle persone che frequentavano il Centro per la spesa settimanale dando loro l'opportunità di misurarsi con i giocatori migliori del Circolo scacchistico Alekhine di Treviglio – pur sempre gente in grado di ben figurare nel campionato nazionale di serie C ma non così clamorosamente ingiocabili.
Ma le persone che si sono fermate non sono mai state così tante contemporaneamente da poter effettuare una simultanea. In alcuni momenti c'è stata una parvenza di ressa, però la maggior parte erano persone che già frequentavano il nostro Circolo.
Tra le persone «nuove», molte sono state però di estrazione diversa da quello che mi aspettavo.
Erano per la maggior parte ragazzi ed extracomunitari.
L'immagine tradizionale del giocatore di scacchi è quella del professionista di una certa età, che ha imparato le regole in famiglia e mette a frutto in un gioco riflessivo l'esperienza che ha acquisito nel corso della vita.
Le cose stanno un po' cambiando.
Negli ultimi anni numerosi bambini hanno ottenuto risultati clamorosi, rendendo evidente che anche negli scacchi il talento ha un peso. Quando Bobby Fischer divenne grande maestro, nel 1958 all'età di 15 anni 6 mesi e 1 giorno, sembrò un caso paranormale, ma da allora 22 ragazzi hanno raggiunto quel titolo ad un'età più precoce.
Per quanto riguarda gli extracomunitari, molti di coloro che emigrano in Italia arrivano da nazioni scacchisticamente più evolute. Molte badanti provenienti da nazioni dell'est europeo o dei Balcani hanno conoscenze superiori a quelle dei medi giocatori amatoriali italiani, per non parlare dei nordafricani che hanno alle spalle tradizioni secolari.
Tutto ciò mi pare molto bello.
Belle opportunità da cogliere per imparare sempre meglio, tutti quanti insieme, a giocare a scacchi.


Caravaggio, 31.05.2008








Guido Tedoldi

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Pubblicato il: 2009-10-28 (386 letture)

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