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28.07.07 - Torneo Internazionale di Bergamo
Persi 18 punti Elo



Eccovi il diario di bordo dell'avventura scacchistica più eccitante di sempre: come partire da un Elo pari a 0 per raggiungere alfine (non importa quando) quota 2000. Riuscirà il nostro eroe a coronare quest'impresa dal sapore donchisciottesco? Rimanete aggrappati con tutte le vostre forze a questa rubrica e lo scoprirete. [SML]


di GUIDO TEDOLDI

Dal 20 al 22 luglio ho partecipato al Torneo internazionale di scacchi di Bergamo. Dal punto di vista del punteggio Elo è andata male: ho perso 18 punti e adesso sono a quota 1401. Di questo passo forse mi serve più della durata di questa vita per raggiungere la fatidica quota 2000 del valore internazionale.
Su 6 partite ne ho perse 4 (tutte le prime giocate) ne ho pattata 1 e ho vinto solo l'ultima. 1,5 punti su 6, che tradotti in classifica significano... be', che ero là in fondo tra gli ultimi.
Tuttavia, dal punto di vista della qualità di gioco, non sono del tutto pessimista. Mi è mancata l'efficacia in certi frangenti, ho impiegato un sacco di tempo per pensare a chissà che (3 partite le ho perse in disperato zeitnot e anche nelle altre sono stato quello che ha pensato di più).
Nelle partite che ho perso, due le ho giocate alla pari, in una ho fatto un errore terrificante (forse potevo fare una mossa peggiore, ma già quella che ho fatto è stata creativa e letale nel farmi perdere immediatamente), la restante è stata una specie di rissa da film western, con tanto di bottigliate in testa, cazzotti a go go e pistole usate non per sparare ma come clave afferrate per la canna invece che per il calcio. Insomma, una goduria agonistica, tecnicamente piena di errori ma bella da giocare.
Poi è arrivata la 5ª partita. Ho giocato una pessima apertura, mi sono ritrovato sotto di un pezzo, non sono stato capace di recuperare e quindi il mio avversario ha spinto un suo pedone in settima traversa (io avevo il nero). A questo punto ho pensato che non ce la facesse a promuovere perché avevo creato una gabbia difensiva inespugnabile. Ma invece ho sbagliato. E ho dovuto scegliere tra due alternative: perdere un altro pezzo ma fermare il pedone del mio avversario, oppure perdere una torre e permettergli di promuovere.
Ci ho pensato 40 minuti.
Era un continuo rimbalzo mentale tra me, la posizione disperata e la voglia di non perdere. Ho cercato se ci fosse qualcosa, e in effetti forse c'era. Il mio avversario avrebbe dovuto collaborare, ma gli servivano 3 tempi per prendermi la torre con la sua, poi togliere di mezzo il suo pezzo dalla colonna del pedone e andare a promuovere. A quel punto avrebbe avuto anche la donna in più, ma nel frattempo io avrei messo i miei pezzi residui in case efficaci e avrei potuto forzare lo scacco perpetuo.
C'era un inghippo. Bastava che, invece di promuovere subito, il mio avversario spostasse uno dei suoi pedoni dell'arrocco, e la mia combinazione di perpetuo andava a farsi benedire.
Non l'ha fatto.
Ha promosso subito.
Ho pattato.
Quando l'ho raccontato agli altri del mio circolo, non ci credevano. Avevano visto la mia posizione compromessa e si erano fatti l'idea che il mio avversario avrebbe solo dovuto scegliere il modo più adatto per vincere. La patta sembrava impossibile.
Peraltro una cosa del genere non è la prima volta che mi capita. A marzo, a Lissone, in una partita del campionato italiano a squadre mi sono trovato in un finale pessimo: io donna e 2 pedoni, il mio avversario donna e 7 pedoni. Perché continuavo a giocare? Be', percezione extrasensoriale. Mi pareva che, malgrado tutto, potessi evitare di perdere. E infatti anche in quell'occasione ho trovato uno scacco perpetuo.
Gli scacchi mi stanno facendo scoprire un lato di me che non conoscevo: sono un lottatore. Faccio errori disperanti, ma lo stesso bisogna battermi.
Potrebbe diventare la mia cifra stilistica.


Caravaggio, 28.07.2007








Guido Tedoldi

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Pubblicato il: 2009-10-26 (503 letture)

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